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Il Messaggero

Ogni azione porta a una conseguenza e non c'è nulla che non si possa ricostruire. Che sia un efferato omicidio o una brutale aggressione, la scena di un crimine ha sempre molto da raccontare per chi sa leggere le tracce.

32 - L'omicidio del piccolo Loris, ucciso e gettato in un canale
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  • 32 - L'omicidio del piccolo Loris, ucciso e gettato in un canale

    Loris aveva solo otto anni quando fu ritrovato senza vita in un canale nella periferia di Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa. Del bambino si erano perse le tracce e la madre, Veronica Panarello, il 29 novembre 2014 sporse denuncia di scomparsa dicendo di aver accompagnato, quella mattina, il figlioletto a scuola. Ma a scuola, confermarono le maestre, Loris non era mai entrato. Le ricerche vennero immediatamente avviate e proseguirono fino alle 16 del giorno stesso, quando un cacciatore ritrovò il cadavere del bambino gettato in un canalone. Loris fu strangolato e poi gettato, verosimilmente da un ponticello, in quel canale. All'inizio si pensò che il bambino fosse stato abusato poiché il suo corpicino fu trovato con i pantaloni leggermente scoscesi ma la verità era un'altra. Con Antonio Grande, dirigente superiore medico della polizia di stato e con Giovanni Tessitore a capo della sezione indagini elettroniche della IV divisione della polizia scientifica, ripercorriamo oggi questo caso. Ad uccidere il bambino, ricostruiranno le indagini, fu la madre, Veronica Panarello, condannata in via definitiva a 30 anni di reclusione. Ma perché lo aveva ucciso e soprattutto come fu possibile per la polizia contestare alla donna il delitto? La Scientifica per mesi lavorò a questo caso, acquisendo tutte le immagini provenienti dai sistemi di videosorveglianza pubblici e privati presenti non solo intorno alla scena del crimine ma anche nelle vicinanze della casa di Loris e lungo poi tutto il percorso che la madre del bambino compì per abbandonare il corpo. Decine di ore di video a partire dai quali, attraverso l’applicazione di una nuova tecnica investigativa, denominata “annotazione multimediale”, è stato possibile ricostruire, su una mappa geolocalizzata, una simulazione degli spostamenti effettuati dall’autovettura della Panarello il giorno della scomparsa, dimostrando che la stessa non era passata per la strada che portava alla scuola.

    Wed, 24 Apr 2024
  • 31 - Perugia, quell'unico colpo che uccise Alessandro Polizzi nel cuore della notte

    Alessandro Polizzi aveva 24 anni quando nella notte fra il 25 e il 26 marzo 2013 fu ucciso da un colpo di pistola mentre dormiva a casa della sua fidanzata, Julia Tosti, di quattro anni più giovane. Un uomo si introdusse nel cuore della notte nell'appartamento di via Ettore Ricci, a Perugia. Aveva il volto travisato e guanti di lattice alle mani. Sfondò la porta e si diresse subito nella camera da letto dove i due giovani dormivano. I ragazzi si svegliarono di soprassalto ma quell'uomo estrasse una pistola ed esplose un colpo che raggiunse Polizzi e ferì la sua ragazza. Poi l'aggressore si dileguò ma perché aveva firmato quell'agguato? Nella fuga l'uomo abbandonava la pistola sul posto, probabilmente scivolata via in seguito alla reazione del 24enne che, prima di cadere in terra, provò a difendersi. Sul posto quella notte si precipitò la polizia. La Scientifica rinvenne l'arma e diverse tracce ematiche non solo delle vittime. Dall'analisi di quei "dettagli" fu estrapolato un profilo genetico riconducibile a Riccardo Menenti e anche sul calcio della pistola furono trovate tracce biologiche riconducibili alla vittima e all'aggressore. Ma chi era Riccardo Menenti e perché aveva firmato quell'agguato che lo ha portato ad essere condannato all'ergastolo, in tutti e tre i gradi di giudizio? A rispondere a questa domanda e a ricostruire il macchinoso lavoro di analisi, verifica e confronti è la dottoressa Alessandra La Rosa, primo dirigente della Scientifica.

    Fri, 19 Apr 2024
  • 30 - Delitto Molinari, il mistero della donna uccisa e privata delle mani

    Carla Molinari aveva 82 anni quando fu trovata uccisa, nella sua camera da letto, a Cocquio Trevisago, un piccolo Comune in provincia di Varese. Fin da subito la polizia dovette lavorare duramente per spiegare non solo il delitto ma un preciso mistero: la donna era stata mutilata delle mani, che non furono mai più ritrovate. Si pensava fosse rimasta vittima di una rapina finita male ma quest’ipotesi fu esclusa quasi subito. Nella villetta che la donna viveva da sola, non essendosi mai sposata, non mancava nulla. Era il 5 novembre 2009: quel pomeriggio la signora Molinari, come ogni settimana, sarebbe dovuta andare a giocare a carte con delle amiche che, non vedendola arrivare, si insospettirono. Prima ancora del suono delle sirene di polizia e ambulanza, a rompere la tranquillità di un piccolo Comune di provincia furono le urla di chi, cercando la donna si imbatte nel suo cadavere. Nel corso del sopralluogo la polizia repertò alcuni mozziconi di sigaretta, tutti di marche diverse. Condizione questa che risultò fin da subito strana, poiché nell’abitazione non era stato trovato alcun posacenere. E questo perché, come emerse poi da alcune testimonianze, la vittima non fumava e non consentiva a nessuno di fumare all’interno della propria abitazione. Di chi erano allora quei mozziconi? E perché furono trovati in diverse stanze? Ma soprattutto perché alla donna furono tagliate le mani? Dopo mesi di indagini serrate fu arrestato un uomo, poi condannato in via definitiva all’ergastolo. Si chiamava Giuseppe Piccolomo. Con il dottor Roberto Giuffrida, della polizia Scientifica di Milano, ripercorriamo questo mistero d’Italia, poi risolto grazie anche all’analisi di tracce e dettagli trovati sulla scena del crimine.

    Thu, 11 Apr 2024
  • 29 - Tracce - Delitti imperfetti: arriva la seconda stagione - TEASER

    Il delitto perfetto non esiste: parlano i corpi delle vittime e parlano anche le scene del crimine. Ma soprattutto vale un principio: chiunque entri in posto o tocchi qualcuno lascia una traccia di sé e si porta via qualcos'altro. A ricordarcelo fu, nella precedente stagione di Tracce - un podcast de Il Messaggero su casi riaperti e risolti grazie all'analisi dei dettagli - un'investigatrice che riassunse il pensiero del criminologo francese Edmond Locard: "Chi commette un crimine lascerà sempre sulla scena qualcosa di sé". In questa nuova stagione racconteremo otto casi, delitti e misteri d'Italia non sempre elevati agli "onori" delle cronache nazionali ma importanti a spiegare quanto e come l'investigazione classica unita a quella scientifica può arrivare a spiegare il chi ed anche il perché.

    Thu, 04 Apr 2024
  • 28 - Yara Gambirasio - più di 20mila prelievi di Dna per arrivare a Bossetti

    Sono le 19.30 del 26 novembre 2010 quando a Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo, una ragazzina di 13 anni cammina sotto la neve. Sta tornando a casa dopo aver portato alla scuola di danza un registratore. Di lei quel pomeriggio si perderanno le tracce: scomparsa nel nulla. Nessuno la vede, nessuno la sente. Tre mesi più tardi il suo corpo verrà trovato in un campo lontano circa 12 chilometri dal luogo della scomparsa. Non ci sono dubbi che sia lei anche se il tempo, la neve, la pioggia e i roditori ne hanno brutalmente distrutto l'immagine. Come ci è finita lì, in quel campo, Yara? Le indagini coordinate dalla Procura di Bergamo saranno condotte dal Ris di Parma e dal colonnello Giampietro Lago, oggi a capo del Reparto delle investigazioni scientifiche dell'Arma dei carabinieri. Le verifiche e le ricostruzioni saranno lunghe e complesse ma attraverso una raccolta di tracce biologiche ed ematiche da parte di oltre 20 mila persone, che a titolo volontario si misero a disposizione per rintracciare l'assassino, si arriverà alla svolta. Sul corpicino di Yara il suo carnefice aveva lasciato delle tracce ma per mesi è rimasto solo "Ignoto 1". Fino a che, però, proprio grazie ad un confronto mastodontico e una ricerca sempre tesa al risultato si arriverà a fermare e ad arrestare Massimo Bossetti, condannato in via definitiva all'ergastolo.

    Tue, 14 Jun 2022
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